la settimana santa

I PROSSIMI EVENTI A PIANO DI SORRENTO

NOTTE DA SOGNO, SOGNO DI UNA NOTTE

Le Tradizioni sono le radici di un popolo e questo noi Carottesi lo sappiamo bene. Lo abbiamo dimostrato quando un ospite indesiderato ci ha costretti in casa per lunghe settimane e ha rischiato di far saltare le Processioni della Settimana Santa. Il popolo carottese ha deciso senza esitazione di mettersi all’opera con quello che aveva a disposizione, si sono realizzati file con tutti i cori ed i suoni degli incappucciati e sono stati messi a disposizione di tutti tramite la Rete. La sera del Giovedì e del Venerdì Santo quel vuoto delle strade che doveva segnare la nostra sconfitta si è trasformato in una miriade di suoni provenienti da ogni balcone o finestra, di immagini degli incappucciati proiettate sui muri dei palazzi, il popolo ed il suo amore per la Storia aveva vinto ed il covid perso.

L’ospite purtroppo ha continuato a dimorare fra di noi in tutti questi mesi ed ancora oggi impedisce l’organizzazione di Riti che coinvolgano tante persone. Ieri, 5 luglio 2020, si sarebbe dovuta svolgere la Processione della Madonna delle Grazie di Marina di Cassano. La Madonna di primo mattino sarebbe dovuta salire dal borgo marinaro per raggiungere il centro del paese e poi continuare il percorso via mare. Il maledetto ospite anche in questo caso pensava di vincere, di lasciare un intero popolo triste e sconfitto orfano della sua Protettrice. Ma anche questa volta ha sottovalutato i carottesi e il loro amore per le Tradizioni secolari tramandate dai loro avi. In silenzio e senza clamore tutti gli abitanti del borgo marinaro si sono dati appuntamento in piena notte sui loro pescherecci, gozzi e cianciole. Gli anziani hanno estratto a sorte il nome del peschereccio che avrebbe avuto l’onore di trasportare la statua della Madonna e poi si sono recati in cappella e, prelevata la Sacra immagine, l’hanno caricata sull’imbarcazione e sono salpati. In testa il peschereccio con la Madonna delle Grazie ed a seguire tutte le altre barche, piccole e grandi. Su ognuna di esse decine di lumini e fiaccole a creare una processione di luce che prima ha toccato le coste metesi e poi quelle sorrentine. Un fiume di luce su un mare argentato che faceva da contraltare ad un cielo che sembrava condividere e partecipare a questa insolita ma suggestiva cerimonia, brillava in cielo una splendida luna piena affiancata da due astri lucentissimi, i pianeti Giove e Saturno, ad illuminare una notte magica che mai si era vissuta prima e che, crediamo, mai si vivrà in futuro. All’ora in cui la Processione sarebbe dovuta uscire il corteo faceva rientro in porto accolto dal suono a festa delle campane. Ancora una volta il popolo carottese aveva vinto, ancora una volta le Tradizioni avevano avuto la meglio sui contrattempi della cronaca.


UNA SETTIMANA SANTA IMPORTANTE


Da più parti sento dire o scrivere “che brutta Settimana Santa”, "Settimana Santa da cancellare"... certo la mancanza delle Processioni si è fatta sentire, ma proprio per questo la Settimana appena trascorsa forse è stata più importante di tutte quelle che negli anni la hanno preceduta. 
E’ stata importante perchè ha rilevato il vero senso delle processioni per noi carottesi, esse sono un evento che ha molteplici sfaccettature, tutte importanti. Certo vi è l’aspetto religioso penitenziale ma fermarsi ad esso significa aver capito poco o nulla. Se fosse solo questo il valore di quei Riti l’assenza si sarebbe potuta colmare facilmente con la preghiera privata, il silenzio, il raccoglimento. Ed invece i carottesi in quelle serate del Giovedì e Venerdì Santo hanno sentito impellente la necessità di ascoltare i suoni dei tamburi, le note dei cori, vedere le immagini degli incappucciati su foto e filmati degli anni precedenti. Ognuno si è industriato come poteva, file musicali trasmessi a tutto volume per le strade deserte, video proiettati sui muri dei palazzi, tutto andava bene purchè non ci sentissimo abbandonati, sentissimo la presenza di quelle figure. Quasi come avvertissimo che quel virus maledetto avesse attaccato quei cortei tutti noi ci siamo schierati a loro difesa con le armi che abbiamo, li abbiamo fatti vivere per quanto possibile anche quest’anno e così abbiamo sconfitto il male. Abbiamo riaffermato inconsapevolmente con quei gesti d’amore che le Processioni sono un bene di tutta la collettività, nessuno le possiede veramente e nessuno della nostra comunità puo’ essere definito un estraneo rispetto ad esse. Chi si è permesso di scrivere quell’orrendo termine ha avuto la risposta in quei due giorni, una risposta d’amore e di disobbedienza a dictat inaccettabili fonte forse di qualche consiglio sbagliato o di una colpevole sottovalutazione di un tesoro che penso non si è in grado di capire sino in fondo. Cori si sono levati in ogni angolo del nostro paese, surrogati che hanno fatto bene al cuore e all’anima e sono certo hanno fatto comprendere a qualcuno che noi, il popolo di Piano, siamo tutti tutori e proprietari di quel patrimonio. Tutto ciò va oltre il Rito penitenziale, abbiamo dimostrato che noi vediamo in quei cortei le nostre radici, la nostra identità più profonda, il nostro passato ma anche il nostro futuro. Sono eventi, piaccia o no, culturali. Ci commuoviamo alle note dei cori non perchè evocano la Passione di Cristo ma perchè ci rimandano alla nostra infanzia, a cosa noi siamo veramente. Quelle note ci legano indissolubilmente a questa terra dovunque le ascoltiamo. “Al Calvario al Calvario o redenti” ed in un attimo da qualsiasi punto del mondo siamo riportati a casa e ci rivediamo bambini per mano dei nostri genitori. La magia è tutta qui… e non è poco. Ecco perchè abbiamo fisicamente bisogno di quei canti, di quelle note. Sono una rassicurazione, un dirci che siamo ancora una famiglia nonostante tutto e lo abbiamo dimostrato proprio in questa Pasqua 2020, ognuno dalle proprie case ma uniti da quei suoni. Nessuno, ne sono certo, ha resistito alle prime note ad aprire il balcone e mettersi in ascolto commosso. Questa è la nostra forza, siamo ancora capaci di sentirci uniti intorno a dei valori, di disobbedire quando qualcuno tenta di appropriarsene, al silenzio che hanno tentato di imporci abbiamo risposto con una miriade di suoni dai balconi e dalle finestre, una risposta di immenso valore che sarà di monito per il futuro. Grazie carottesi.

LE PROCESSIONI DI QUEST'ANNO

Ma chi l’ha detto che quest’anno le processioni degli incappucciati non ci saranno? Chi l’ha detta questa menzogna? Di certo qualcuno che non è carottese, qualcuno che non ha ancora capito cosa sono quelle processioni, chi siano quegli incappucciati. 
Le processioni ci saranno regolarmente la sera del giovedì santo, la notte e la sera del venerdì santo, come ogni anno sfileranno per le nostre vie. 
Si è vero non saranno complete come gli altri anni ma ci saranno regolarmente. 
No, non sono pazzo. Noi sappiamo che a precedere gli incappucciati che noi vediamo ci sono tutti gli altri incappucciati, i nostri nonni, i nostri avi che per secoli hanno indossato quel sacco. Loro precedono il corteo che noi vediamo, filmiamo, fotografiamo. Noi carottesi lo sappiamo che sono lì, ombre di un passato più o meno remoto. Sappiamo che fanno parte di quei cortei, sappiamo perchè li sentiamo vivi e presenti in quelle sere e soprattutto in quella notte. Quest’anno saranno soli. A seguirli non avranno i tamburi, i cori, gli incappucciati di oggi costretti a casa da un “contrattempo”. Dalle nostre finestre, dai nostri balconi saremo lì ad attenderli, non li vedremo arrivare ma sapremo ad un certo punto che sono lì davanti a noi. Sapremo che lì davanti a noi c’è la signorina Lina a dirigere il Genti Tutte, sapremo che don Alberto sarà lì a guidare i suoi Neri pronto a commuoversi per le note del Calvario, rivedremo don Mattia dietro i bianchi di Mortora e don Antonino Alberino a seguire i rossi di Trinità. Tutti i vecchi cantori dei vari Misereri si saranno dati appuntamento per cantare più forte che mai e noi li sentiremo, la loro voce possente farà tremare le nostre anime. I cori delle voci bianche ci commuoveranno come accade da secoli, saranno bimbi di ogni epoca a radunarsi per dar voce alle strofe che nessuno ci ha mai insegnato ma che tutti noi sappiamo fin dalla nascita perchè sono incise nel nostro DNA. “Al Calvario, al Calvario, o redenti Ove l'ostia s'immola d’amor” canteranno i bimbi del Calvario, “Fra immensi, atroci spasimi si spense alfin la vita al Figlio dell'Eterno, dell'alma nostra aita” risponderanno i bimbi di Mortora. Saranno processioni colossali, il nostro nonno insieme al contadino del ‘700, il soldato della seconda guerra mondiale nella stessa fila con il confratello che aiutava gli appestati nell’800. Tutti insieme a sostituire chi quest’anno non puo’ indossare quel sacco. Ombre bianche, rosse e nere avanzeranno solenni dal fondo dei secoli e saranno tutte allineate per le nostre strade a rinnovare una tradizione ed a ricordarci, forti delle loro esperienze, che nessuna notte è infinita e che se guardiamo bene l’alba già si intravede.

PIAZZA COTA - VENERDI' 12 LUGLIO LA STORIA SI RINNOVA

La piazza principale di un paese non è solo un luogo geografico è soprattutto un luogo del cuore. Piazza Cota è da decenni il cuore di Piano, il luogo in cui le storie e gli eventi di Piano si sono intrecciati. All’inizio della sua storia era sede del mercato con i due capannoni di cui uno è ancora visibile nel mercato ortofrutticolo, poi i capannoni vennero smontati per far posto alla casa comunale ed alla prima versione dello spazio antistante con due splendide fontane che zampillavano alla luce di lampadine colorate contornate da una vasca in cui nuotavano dei pesciolini rossi. Gli anni passano e si decide di smantellare la vasca e le fontane per far posto al Monumento ai caduti che sino a quel momento era in Piazza delle Rose, monumento che nel tempo ha subito una serie di modifiche fino a divenire quello che avete visto fino a ieri. Ma Piazza Cota ha visto scorrere anche la nostra storia fatta di piccoli e grandi eventi, i comizi di Achille Lauro, l’incontro con il Presidente del Senato Spadolini, le bandiere rosse listate a lutto davanti la sede della DC il giorno in cui Moro fu assassinato. Ha visto i carottesi divertirsi con i concerti della festa patronale e li ha visti in lacrime ai funerali delle vittime del terremoto del 1980. Ha visto la grande del torta del bicentenario e i camion di generi di prima necessità, coperte, latte e vestiti che sempre in occasione del terremoto del 1980 giungevano da ogni parte d’Italia. Ha visto passare sindaci ed assessori. Ha ospitato personaggi improbabili come O’ Tedesco. Per anni era il luogo della befana dei vigili e della Caccia al Tesoro. Per un genio come Ciro Ruggiero fu la Piazza Rossa, per Lorenzo Piras fu il luogo ideale per la Via Crucis Arte. E’ stata pizzeria e atelier di alta moda, campo di pallavolo e di badminton.
Ed ora la ritroveremo in nuova veste, più moderna ma allo stesso tempo più classica, luci a led ma pavimentazione in pietra. Ritroveremo anche un Monumento più vicino all’idea originale, l’acqua tornerà a scorrere e l’illuminazione sarà finalmente all’altezza. Insomma Piazza Cota rimessa a nuovo sarà di nuovo pronta a vivere le nostre storie e i nostri eventi, testimone silenziosa di un Paese.



EVENTI A PIANO DI SORRENTO - PIANO200 SI RINNOVA

La tecnologia in questi anni si è evoluta e ciò che sembrava all’avanguardia ieri oggi è obsoleto o, quantomeno, meno adatto per raggiungere uno scopo prefissato. Abilità di chi vive in questa epoca è il sapersi adeguare a questi cambiamenti esplorando nuove vie e nuove possibilità, senza paura di abbandonare il percorso sicuro.
Questo blog è nato il 14 luglio 2007 per seguire gli eventi del bicentenario carottese e poi ha continuato a segnalare i principali eventi del nostro comune. Facebook all’epoca in Italia e quasi completamente sconosciuto e whatsapp ed instagram di la da venire quindi migliore mezzo per divulgare su internet gli eventi di un paese era appunto un blog.
Ora, 12 anni dopo, la rete è molto cambiata e quindi bisogna adeguarsi, il blog piano200 ovviamente rimane in rete e funzionante ma diviene parte di un sistema più ampio. Avrete già notato che in alto dall’anno scorso vi è un banner che rimanda ad un sito in cui troverete con largo anticipo il calendario completo degli eventi a Piano di Sorrento per almeno 15 giorni a seguire la data di consultazione (https://sites.google.com/view/eventiapianodisorrento/home). Da qualche mese gli eventi li trovate anche su instagram (@piano_di_sorrento_cultura) e qui l’annuncio precede di circa 48 ore l’evento. Ultima novità il canale telegram (Piano di Sorrento eventi) che utilizziamo per comunicare al mattino agli iscritti gli eventi che si svolgeranno in serata, una sorta di promemoria su cosa fare la sera.
Un sistema integrato ed al passo coi tempi creato e gestito dal sottoscritto come hobby e che spero gradiate. Quindi iscrivetevi in tanti sia su instagram che su telegram e…. buona estate.

OCCHI SENZA TEMPO


Occhi che ci fissano da dietro un cappuccio, un sottile strato di stoffa ci separa da essi ma in realtà quel lembo di stoffa, bianco, nero o rosso, è una barriera che ci trasporta in un’altra epoca. Quegli occhi anonimi potrebbero essere gli occhi di nostro nonno o di un nostro nipote, figlio di un nostro figlio che ancora deve nascere. Questa è la magia della nostra Pasqua. Una Pasqua che si apre la sera del Giovedì Santo quando il primo lampione dell’Annunziata si accende e termina la sera del Venerdì Santo allo spegnersi dell’ultimo lampione dei Neri. Un Pasqua in cui si insegue il suono di un tamburo, si ci commuove alle prime note dell’Inno che abbiamo imparato chissà quando e non potremo più dimenticare, si attende nella notte al profumo dei fiori di arancio l’apparire in lontananza della fioca luce dei lampioni, si saluta l’alba del Venerdì di Parasceve all’ombra del Tronco o dell’Addolorata. Una Pasqua che è solo nostra e di pochi eletti che pur venendo da altri luoghi sono riusciti a capire, a sentire fino in fondo, cosa rappresentino quegli incappucciati. Gli incappucciati sono la nostra Storia, le nostre Radici, ed anche il nostro Futuro. Sfilano tra ali di folla o solitari tra muri di tufo e, mentre intorno il tempo scorre regolarmente, all’interno di quei fiumi bianchi, neri o rossi il tempo si è arrestato a decenni o secoli fa. Ognuno di noi vede sotto quei cappucci il padre o il nonno, ognuno sa che a precederli ci sono invisibili ma tangibili presenze di chi in passato si è preso cura di custodire e preservare quelle tradizioni. Davanti alla Nera ormai da molti anni sfila don Alberto e, da quest’anno, si aggiunge il Comandante Pietrantonio Iaccarino. Precede Mortora don Mattia, Trinità vede in apertura don Antonio, i Luigini l’immancabile sorriso di don Antonino e così via. Ed ognuno di noi aggiunge altre invisibili personalissime presenze, tutte lì in una notte senza tempo. Noi li vediamo, noi li sentiamo lì vivi e presenti, i nostri ricordi popolano le nostre processioni e le rendono testimonianza vivente del nostro essere comunità. Gli altri si accontentino di godersi l’emozione di un evento che non gli appartiene, credano pure di capire ciò che non possono capire. Quando vedranno i nostri occhi inumidirsi alle prime note del Calvario cercheranno una spiegazione ma noi non potremo aiutarli, noi saremo già partiti a ritrovare il padre che ci ha lasciato o l’amico di fila che con noi ha passato tante notti in compagnia di un lampione e che ormai non c’è più. Noi privilegiati senza alcun merito abbiamo un solo grande dovere tenere “pulite” queste tradizioni, evitare che eventi collaterali seppur bellissimi e meritori vengano anche solo lontanamente paragonati o avvicinati a ciò che per natura è imparagonabile e inavvicinabile. Le manifestazioni collaterali passano, gli incappucciati provengono da secoli di storia e rimarranno per secoli a fare la nostra storia, loro sono Carotto il resto è solo cronaca.